Lettera 1354 pubblicata il 9 avril 2026

PROPOSTA DELL'ABATO DI SOLESMES:

INTEGRARE LA MESSA TRADIZIONALE NEL NUOVO MESSALE

LA NOSTRA CONTROPROPOSTA:

INTEGRARE LA MESSA TRADIZIONALE NELLE PARROCCHIE


237ª SETTIMANA: LE SENTINELLE CONTINUANO LA LORO PREGHIERA
PER LA DIFESA DELLA MESSA TRADIZIONALE
DAVANTI ALL'ARCIDIOCESI DI PARIGI
In questi giorni dell'Ottava della Resurrezione, vorrei presentare una proposta che molti considereranno utopica, ma che è estremamente seria. Credo, infatti, che sarebbe l'inizio di una resurrezione per la nostra Madre afflitta, la Chiesa di Dio.

Tutti sanno che Dom Geoffroy Kemlin, abate benedettino di Solesmes, ha avanzato una proposta al Papa, poco prima del suo invito ai vescovi francesi a riflettere su soluzioni per sanare la ferita della crisi liturgica – un invito che ho cercato di decifrare nella mia ultima Lettera alle Sentinelle della scorsa settimana.

È possibile che la proposta di Dom Kemlin sia scaturita da conversazioni tra alcuni prelati, superiori di comunità che celebrano il Vetus Ordo, come gli abati di Fontgombault, Lagrasse e Triors, e il cardinale Sarah, a tutti essendo stato chiesto dall’editore del Cardinale, Nicolas Diat, che presentassero delle proposte al Papa, e il tutto sotto il patrocinio del Sostituto per gli Affari Generali della Segretaria di Stato, l'arcivescovo Edgar Peña Parra (cfr. Lettera della Paix Liturgique n. 1307 del 20 novembre 2025).

La soluzione di Dom Kemlin, delineata in una lettera al Papa con data del 12 novembre 2025 ("Un missel unique pour les deux rites" : la proposition de l'abbé de Solesmes qui relance le débat liturgique - Tribune Chrétienne), si può riassumere in tre frasi: "Consisterebbe semplicemente nell'inserire il vecchio Ordo Missae nel Missale Romanum (eventualmente rivisto minimamente per adattarlo al Concilio Vaticano II, consentendo in particolare, per chi lo desidera, l'uso della lingua volgare, la concelebrazione e le quattro Preghiere Eucaristiche), lasciando inalterato il nuovo Ordo Missae. Entrambi gli Ordines Missae andrebbero così a far parte dell'unico Messale Romano. Invece di dividere e rigettare, questa soluzione permetterebbe l'inclusione e l'accettazione dei fedeli legati al vecchio Messale, senza offendere o alienare coloro che aderiscono al nuovo Ordo." Va precisato fin da subito che questa proposta si inserisce in una serie di "soluzioni" emerse in seguito al rifiuto della riforma liturgica da parte di un settore del mondo cattolico. Tali soluzioni presentano però delle alternative che, se attuate, aggiungerebbero un terzo rito al vecchio e al nuovo, un rito ibrido.

Ora, il punto più audace della soluzione di Kemlin – l'integrazione del vecchio messale nel nuovo – è immediatamente seguito da una precisazione che ne annulla il valore: il vecchio rito verrebbe "minimamente rivisto per adattarlo al Concilio Vaticano II". E, in modo alquanto ingenuo, la spiegazione è la seguente: questo messale "invariato" sarebbe aperto alla lingua vernacola, alla concelebrazione e alle quattro Preghiere Eucaristiche. In breve, avremmo un vecchio messale, ma con delle opzioni, e di conseguenza, un’esplosione di ramificazioni con diverse pratiche a seconda delle diverse cappelle, comunità e parrocchie in cui si usa il nuovo messale: qui il celebrante userebbe il vecchio messale con la Preghiera Eucaristica II, lì i sacerdoti della comunità concelebrerebbero, e così via.

Da parte mia, presenterei una controproposta. Non è in realtà nuova, dato che l'ho già formulata in vari modi, ma la formalizzo qui. Consisterebbe nell'integrare il messale tradizionale – e persino l'intera liturgia tradizionale, poiché Dom Kemlin omette i sacramenti, l'Ufficio Divino, le benedizioni e i funerali – non nel nuovo messale, ma nelle parrocchie in cui la Messa viene solitamente celebrata secondo il nuovo messale.

Questo è, infatti, ciò che desidera un numero considerevole dei fedeli nelle parrocchie "ordinarie", come dimostrano numerose indagini condotte da Paix Liturgique e come confermato da Stephen Bullivant e Stephen Cranney, sociologi specializzati nello studio dei fedeli della liturgia tradizionale, recentemente ricevuti dal Papa (Lettera Paix Liturgique 1344, 18 marzo 2026). In uno studio pubblicato nel 2024, metà dei cattolici intervistati ha espresso il proprio interesse a partecipare alla Messa secondo il rito romano tradizionale.

Sarebbe quindi opportuno che la Messa tradizionale fosse celebrata liberamente in ogni parrocchia, specialmente la domenica, per decisione del parroco o su richiesta dei fedeli, tra le altre Messe domenicali, in un orario adatto per le famiglie. Inoltre, i fedeli potrebbero ricevere tutti gli altri sacramenti secondo le proprie preferenze dal parroco o da altri sacerdoti che il parroco chiamasse a tale scopo. Naturalmente, ciò non impedirebbe che cappelle, chiese e vari luoghi di culto continuassero a essere dedicati esclusivamente alla liturgia tradizionale.

In breve, la mia soluzione non è solo una controproposta al Messale Universale di Dom Kemlim, ma anche all'ordinariato di Padre Louis-Marie de Blignières, attraverso il quale egli cerca di proteggere la liturgia tradizionale all'interno di una struttura alla quale si dovrebbe aderire per poterla frequentare o celebrare.

Inutile dire che la mia soluzione, fondata sulla libertà della liturgia tradizionale a cui dobbiamo aspirare, offrirebbe a questa liturgia attualmente confinata un'opportunità di espansione senza precedenti. Un'utopia? No, piuttosto un atto di speranza. Il Signore risorto, che ha vinto la morte ed è sorto trionfalmente dal sepolcro, non può che assicurare, secondo la volontà della sua misteriosa Provvidenza, il risorgere della sua Chiesa, della sua immutabile dottrina e della sua santa liturgia.

E le sentinelle parigine condividono la mia speranza, ed è per questo che pregano instancabilmente il rosario per la libertà della liturgia tradizionale, al 10 di rue du Cloître-Notre-Dame, dal lunedì al venerdì, dalle 13:00 alle 13:30, a Saint-Georges de La Villette, al 114 di avenue Simon Bolivar, il mercoledì e il venerdì alle 17:00, davanti a Notre-Dame du Travail, la domenica alle 18:15.